martedì 5 gennaio 2016

IL BULLISMO


Il bullismo è una forma di comportamento violento, sia fisico che psicologico, attuato nei confronti di soggetti che sono considerati deboli e che non sono in grado di difendersi. Le cause di questo fenomeno non sono da ricercare solo nella personalità del giovane bullo, ma anche nei familiari sottostanti, nei messaggi trasmessi dai mass media, e nella società che spesso è disattenta alle relazioni sociali. Il bullismo è un fenomeno endogeno perché si manifesta all'interno del gruppo dei pari, e spesso la classe si trova ad esserne coinvolta, attivo o passivo, rivolto verso le vittime del gruppo, tramite meccanismi di consenso, non solo per non essere vittime dei bulli, ma perché spesso riescono ad esprimere la cultura identitaria del gruppo, e la vittima diventa il capro espiatorio. Il bullismo si basa essenzialmente su stimoli che possano motivare l'aggressore, ma allo stesso tempo tutto ciò può essere interrotto se viene a mancare l'atto abusivo o la risposta della vittima. L'istigatore tenta di ottenere un riconoscimento pubblico per ciò che andrà a compiere, e nel momento in cui la vittima dimostra di possedere delle tendenze passive o che non reagisce, allora tutto il processo continuerà a ripetersi. Nelle azioni di bullismo vero e proprio vi sono quasi sempre questi ruoli:
-"bullo o istigatore": è colui che fa prepotenza ai compagni;
-"vittima": è colui che più spesso subisce le prepotenze;
-"complice": colui che ride alle azioni del bullo, "alimentandolo"
- una quarta figura è rappresentata dall' "attendente o spettatore" che partecipa all'evento senza prenderne parte.  
A scuola, il bullismo non si verifica solo in classe ma in tutti gli ambienti che permettono la relazione con i pari, come palestre, bagni scuola bus, laboratori o all'esterno. Si addottano dei comportamenti devianti che tendono ad isolare un compagno e a guadagnare il rispetto degli attendenti , che eviteranno di diventare delle vittime. In molte scuole si stanno predisponendo dei codici di condotta anche per gli insegnanti.

Bibliografia: www.wikipedia.it

mercoledì 30 dicembre 2015



PET THERAPY
Questa terapia è basata sull'interazione tra l'uomo e l'animale, e può essere applicata a pazienti con diversi tipi di patologie: ha come obiettivo il miglioramento comportamentale, fisico, cognitivo, psicologico e psicologico-emotivo della persona che è in terapia. La presenza di un animale, permette di facilitare il rapporto tra il medico e il paziente, e di stabilire una partecipazione attiva di quest'ultimo. La scoperta della Pet Therapy (intorno al 1960), fu merito di Boris Levinson, uno psichiatra infantile, che applicò la teoria ai suoi pazienti. La teoria enunciata da Levinson, dice che prendersi cura di un animale può calmare l'ansia, può trasmettere calore affettivo, e aiuta a superare lo stress e la depressione. 
Nella Pet Therapy sono previste varie figure:
-Responsabile di progetto ( un professionista del campo sanitario)
-Medico Veterinario (valuta i requisiti comportamentali e sanitari dell'animale, l'aspetto igienico e sanitario ed il benessere animale)
-Coordinatore d'intervento (psicologo/psicoterapeuta), educatore, infermiere/assistente sanitario, OSS laureato in scienze motorie, psicomotricista)
-Coadiutore dell'animale (promuove la relazione uomo animale e monitora lo stato di salute ed il benessere dell'animale in collaborazione con il veterinario).
Le figure professionali coinvolte devono avere una preparazione specifica per quanto riguarda le caratteristiche generali dell'animale che fa parte della terapia. L'intervento degli enti pubblici, università, enti sanitari generali, permettono una formazione il più possibile uniforme e accessibile dal punto di vista economico. Si individua l'animale corretto per il singolo paziente in base alle preferenze personali, alle capacità psico-fisiche, all'analisi di eventuali fobie specifiche, alle allergie e in base alla risposta emotiva della prima seduta.
Nella Pet Therapy si utilizzano animali come:
-gatti/cani/conigli/uccelli
-cavalli (Ippoterapia)
-asini (Onoterapia)
-delfini (Delfinoterapia)













Bibliografia: www.wikipedia.it
LEV VYGOTSKIJ
Vygotskij, fu uno psicologo sovietico, padre della scuola storico-culturale. Nacque il 17 Novembre 1896 ad Orsha in Bielorussia da una famiglia di ebrei benestanti.
L'idea principale di Vygotskij è che lo sviluppo della psiche, sia guidato e influenzato dal contesto sociale, quindi nella cultura nella quale l'individuo si trova a vivere in quel determinato momento; tutto viene appreso tramite strumenti che l'ambiente mette a disposizione, come per esempio il linguaggio. L'ambiente culturale permette lo sviluppo cognitivo, e il salto qualitativamente superiore delle abilità cognitive avviene tramite età stabili ed età critiche.
Le età stabili sono quei periodi in cui il cambiamento è minimo, ma con l'accumularsi di queste, si vengono a creare le età critiche che permettono di passare alla fase successiva. Queste "crisi" sono importanti perché se superate correttamente permettono uno sviluppo cognitivo corretto. Vygotskij accetta l'ipotesi che la struttura base dei processi psichici sia la sequenza stimolo-reazione, ma per quanto riguarda i processi psichici superiori, utilizza l'io stimolo mezzo; esso è creato dall'uomo ed è usato per instaurare un nuovo rapporto stimolo-risposta.
La zona prossimale di sviluppo, è un concetto fondamentale nella teoria di Vygotskij, che serve per spiegare come l'apprendimento del bambino si svolga con l'aiuto degli altri. La ZSP è definita come la distanza tra il livello di sviluppo attuale e il livello di sviluppo potenziale, che può essere raggiunto con l'aiuto degli altri.
Importantissimo è anche il contributo di Vygotskij sull'interrelazione tra lingua-pensiero, che consiste nella relazione profonda tra discorso e sviluppo di concetti.

Bibliografia: www.wikipedia.it

martedì 29 dicembre 2015

LA MIA ESPERIENZA ALLE SCUOLE ELEMENTARI


Buonasera!
in questo post, volevo parlarvi della mia esperienza fatta alle scuole elementari.
Ho frequentato la scuola elementare di Villadose, un paesino vicino a Rovigo, in Veneto. La foto che vedete era la mia scuola, ma ora non lo è più perché è stata ricostruita per diventare una casa di riposo, e per me è stato molto triste dal momento in cui ho trascorso cinque anni della mia infanzia in quella scuola. Il primo giorno di scuola per me è stato traumatico, di solito succede ai bambini, perché è il primo giorno in cui entri a far parte del mondo vero e proprio dell'istruzione, si fa una nuova esperienza. Ricordo benissimo le mie maestre, sono sempre state molto buone con me, ma ricordo che non andavo molto d'accordo con la matematica, non sono mai stata brava in quella materia; ogni volta che sbagliavo a fare l'esercizio, cioè SEMPRE, la maestra mi scriveva: "Ritenta e sarai più fortunata" con la penna rossa. Mi demoralizzavo ma in ogni caso andavo avanti, dato che in compenso ero brava in scienze, mi piaceva molto. Inoltre la maestra di matematica ci faceva anche immagine, e io adoro disegnare, non vedevo l'ora di fare quella materia; una volta infatti mi è successo di aver preso un brutto voto in matematica (tanto per cambiare) e voleva fare recupero di matematica per quei bambini che avevano fatto male la verifica ma, io non volevo, volevo disegnare e così è stato, per fortuna.  La maestra di italiano era bravissima, e faceva anche molto ridere, perché ogni volta che correggeva i compiti raccoglieva i quaderni e ce li lanciava uno ad uno dicendo " Posta Prioritaria! ". La maestra di italiano ci faceva fare anche musica, e quello era il momento più bello, perché mi piace la musica! Due volte a settimana facevo i rientri e mangiavo in mensa, non era per niente buono il cibo, però mi accontentavo. Io andavo a scuola dal lunedì al sabato, ero a casa solo alla domenica, e ci davano parecchi compiti, specialmente nel periodo di Natale, per esempio la maestra di italiano ci dava venti frasi di grammatica e logica da fare. Nonostante tutto però mi sono divertita tantissimo e ho imparato molte cose, anche dalle gite che ho fatto; sono andata sui Colli Euganei, a Venezia e in altri posti. Una delle cose fondamentali della scuola, era che potevo vedere le mie amiche tutti i giorni, e poi nel periodo primaverile si andava a giocare fuori. E' stata una bellissima esperienza che mi ricorderò per il resto della vita!
I BAMBINI ALLEVATI IN CONDIZIONI DI ISOLAMENTO

Due casi sono avvenuti negli Stati Uniti, e sono stati riferiti da Kingsley Davis.
Il primo di questi casi rigurda una bambina di nome Anna, ritrovata all'età di sei anni. Era una figlia illegittima, suo nonno volle rinchiuderla in una soffitta per nasconderla dal resto del mondo. Ricevette delle cure fisiche, ma solo il minimo indispensabile per la sopravvivenza, e non ebbe l'opportunità di socializzare. Una volta che fu ritrovata, videro che la bambina non sapeva parlare, camminare e tenersi pulita, e non sapeva nemmeno cibarsi da sola. Era completamente apatica, inespressiva e indifferente nei confronti degli esseri umani. Davis disse: "Le sue condizioni mostravano che le risorve puramente biologiche di cui disponeva, operando da sole, contribuivano in ben scarsa misura a fare di lei una persona completa". Provarono a far socializzare Anna, ma fu tutto inutile perché quattro anni e mezzo dopo morì. Aveva imparato qualche parola ed espressione ma non delle frasi intere. Aveva imparato ad usare i dadi da costruzione, ad infilare le perline di una collana, lavarsi mani e denti, a seguire le istruzioni e a trattare bene una bambola. Imparò a camminare, ma correva in modo goffo. Morì all'età di undici anni, quando ebbe raggiunto un livello di socializzazione pari ad una bambina di due o tre anni. Il secondo caso, riguarda una bambina di nome Isabella, che quando è stata ritrovata aveva all'incirca la stessa età di Anna. Anche lei era illegittima e suo nonno aveva tenuto lei e sua mamma che era sordomuta, all'interno di una stanza buia. Rispetto all'altra bambina, Isabella ebbe l'opportunità di socializzare con la mamma, ma non imparò a parlare, infatti la mamma e la bambina comunicavano a gesti. Si comportava come un animale selvatico. Isabella potè usufruire dell'aiuto di un'equipe di medici e di psicologi. Dopo un avvio lento, la bambina improvvisamente riuscì ad attraversare tutte le fasi dell'apprendimento caratteristiche dei primi sei anni di vita con una velocità incredibile. All'età di otto anni e mezzo aveva raggiunto un livello di apprendimento normale, così riuscì a frequentare la scuola come gli altri bambini. Si concluse che il maggior successo sia stato dipeso dall'abilità dei suoi istruttori e che sua madre era presente durante il periodo dell'isolamento, e che a differenza di Anna, riuscì ad acquisire l'uso del linguaggio.

Bibliografia: Elementi di sociologia, Ian Robertson, Zanichelli




 


LE FUNZIONI PIU' IMPORTANTI DELLA SCUOLA

Le funzioni della scuola sono molteplici, ed hanno un ruolo fondamentale per mantenere l'ordine sociale. Esse sono descritte dalla prospettiva funzionalista, la quale mette in rilievo l'importanza centrale della scuola.
La trasmissione culturale
Per poter resistere al tempo, una società deve trasmettere la propria cultura alle varie generazioni. La scuola offre abilità, conoscenze e valori, ma tutto ciò riguarda il carattere conservatore della scuola, che nella cultura tradizionale ha poca importanza, dato che essa cambia molto lentamente. Invece in una società moderna, il carattere conservatore della scuola, può intralciare il processo di rinnovamento, non preparando i giovani al futuro.
L'integrazione sociale
Nelle società moderne esistono molte minoranze etniche, razziali, religiose, e l'istruzione può aiutare ad integrare i giovani di queste subculture nell'ambito di una cultura comune, per lo sviluppo di una società quasi omogenea, fondata su valori condivisi da tutti.
Lo sviluppo personale
La scuola permette di acquisire  la consuetudine di riflettere e la capacità di avere ampie vedute. Una parte dell'istruzione è importante per un'occupazione futura, dall'altra però molte cose hanno un valore più importante dal punto di vista affettivo, sociale e intellettuale della persona, per esempio le persone più istruite tenderanno ad abbandonare il pregiudizio e l'intolleranza.
La selezione
Nelle società industriali, l'istruzione è un mezzo importante al successo professionale ed economico. La scuola limita l'accesso alle varie occupazioni assegnando diplomi, lauree a certi studenti e non ad altri; infatti dalle elementari, la scuola controlla gli studenti in modo tale da indirizzarli verso corsi specifici, che riguardino la loro personalità, in pratica ciò che lo studente sa fare. Il titolo che una persona ottiene con il termine degli studi influenzerà molte la vita futura.
L'innovazione
Le istituzioni educative non si limitano a trasmettere le conoscenze esistenti, ma aggiungono nuove conoscenze al passato. Una parte rilevante della ricerca, viene fatta al di fuori delle istituzioni educative, nei centri che fanno capo allo stato e all'industria e negli istituti specializzati.
Le funzioni latenti
L'istituzione svolge anche un ruolo di tipo latente, cioè delle azione che non sono riconosciute e nemmeno intenzionali. Per esempio le scuole hanno la funzione di baby sitting, permettendo così ai genitori di lavorare fuori casa. Le università e le scuole medie/superiori, offrono un " mercato matrimoniale" dal momento in cui  offrono ai giovani la possibilità di interagire. Infine la scuola svolge anche la funzione latente di dare un'occupazione a tempo pieno agli studenti , in modo tale da lasciarli impegnati.

Bibliografia: Elementi di sociologia, Ian Robertson, Zanichelli



lunedì 28 dicembre 2015

CONFRONTO TRA JEAN PIAGET E SIGMUND FREUD: 
LO SVILUPPO DEL BAMBINO  
 Lo svizzero Jean Piaget, studiò zoologia e si laureò in scienze, ma condusse le prime ricerche in psicologia con Binet per la costruzione di test di intelligenza, quindi a produrre una nuova disciplina chiamata epistemologia genetica. Per Piaget era importante la ricostruzione della realtà attraverso un processo di apprendimento, affinché l'individuo si adatti all'ambiente. Tale adattamento avviene attraverso l'accomodamento, cioè la trasformazione delle strutture mentali per meglio aderire alla realtà, e con l'assimilazione, che è l'insieme delle strutture mentali già possedute che vengono superati per comprendere maggiormente la realtà. Piaget elaborò quattro stadi dello sviluppo intellettuale del bambino:
-Stadio sensomotorio: (dagli 0 ai 2 anni, il bambino fa esperienze di tipo sensoriali e motorie per conoscere il mondo);
-Stadio preoperatorio: (dai 2 ai 6 anni, il bambino utilizza un pensiero simbolico che viene espresso attraverso il linguaggio, ma il pensiero è egocentrice, l'unico punto di vista è il suo);
-Stadio operativo concreto: (dai 7 agli 11 anni, ha la possibilità di comprendere e di utilizzare il pensiero logico).
-Stadio operativo formale: (dai 12 anni il bambino utilizza un pensiero astratto e concreto).
Nella teoria psicoanalitica il punto principale è la sfera affettiva, il bambino nella prima e nella seconda infanzia viene determinato dallo sviluppo di forze biologiche istintuali e forze sociali.
Anche per Sigmund Freud esistono delle fasi:
-Fase orale: ( nel primo anno di vita, il piacere deriva dalla mucosa orale e dall'alimentazione);
-Fase anale: (dai 2-3 anni di vita, il piacere deriva dalla mucosa anale e sul trattenere o espellere le feci);
-Fase fallica: (3-5 anni, nasce il complesso di Edipo, ossia l'attrazione verso il genitore del sesso opposto, ed è concentrato sull'organo genitale);
-Fase genitale: (fase che avviene nella pubertà, nella quale si hanno rapporti con l'altro sesso).
Tutto ciò contribuisce alla formazione del carattere, un uomo che cresce controllando il conflitto interiore tra le forze istintuali e la realtà.

Bibliografia: www.sapere.it